VENTICINQUE ANNI D'OPLEPO
In venticinque per Oplepo
Biblioteca Oplepiana
N. 40
  (2015)

Plaquette dedicata ai 25 anni di attività dell'Oplepo.
I vari partecipanti hanno scritto un testo à contraente con il vincolo che il titolo contenesse solo 25 lettere.
Hanno partecipato: Raffaele Aragona, Elena Addomine, Paolo Albani, Michèle Audin, Valérie Beaudouin, Eduardo Berti, Giulio Bizzarri, Laura Brignoli, Ermanno Cavazzoni, Francesco Durante, Daniela Fabrizi,
Piero Falchetta, Frédéric Forte, Paul Fournel, Jacques Jouet, Valerio Magrelli, Pablo Martín Sánchez, George Orrimbe, Paolo Pergola, Astrid Poier-Bernhard, Jacques Roubaud, Olivier Salon, Maria Sebregondi, Aldo Spinelli, Giuseppe Varaldo.

Qui di seguito il testo di Paolo Pergola:

Paolo Pergola
COSÌ COMPIE CINQUE LUSTRI

 

 Come prima cosa ci fu l’idea di dargli un nome, grazie a Italo Calvino, nel 1982.  Egli nacque però qualche tempo più tardi, a Capri nel ‘90. Qualche persona giunse fino a lì per la festa, giusto qualche ospite gradito venuto via mare con navi o con barche a vela. Si parlò, si mangiò, si danzò e si versò del buon vino bianco. Gli fu dato in regalo il suo primo libro, “Edulcoranti”. Di lui e di come nacque, ne parlò anche suo cugino, un signore nativo di Lutezia.
    Pochi mesi più tardi egli andò, con il padre e la madre, a un festival a Roma, dove recitò una lunga poesia.  In seguito andò anche a Teano, e da li salì su al nord, fino a Milano, da alcuni suoi parenti. Anche lì si mise di buona lena e imparò un volume intero di poesia, che recitò a un altro festival. Ormai era un festival dietro l’altro.
    Per mesi e mesi vagò su e giù per lo stivale, da sud a nord, poi anche oltre le Alpi, per dare la buona nuova.  Si può usare questa regola, diceva, o se ne gradite una diversa, ve la tiro fuori lì per lì. Vedi questa vocale? Ora si dilegua, diceva. E poi c’erano anche questo e quest’altro cambio di vocale, e così via. A Capri poi, era un enigma dietro l’altro, quasi come un unico grande enigma senza fine. Pure a Sanremo, dove andò per un altro festival, c’era un enigma. Lo decifrò, come le altre volte che ne era sbucato fuori uno per le strade di Capri. A dire il vero, per lui ogni enigma era un’inezia.
    In seguito fu spedito a Lutezia da quel suo cugino che era nativo di quei luoghi.  Lì imparò la lingua del cugino, e così si mise a fare una traduzione di un bel libro un po’ singolare. Ci mise molti mesi, e la ultimò quando compiva un lustro. A quest’età, si sa, ci vuole del buon cibo. Per questo, ogni pasto per lui era diverso. Da un suo caro amico, un nipote di Artusi, imparò ben 74 modi di condire il cibo. E da questo, ne tirò fuori un libro.
    Poi andò persino negli USA, anche lì per un enigma. Manco a dirlo, decifrò senza problemi pure tale enigma, anche se era in una lingua diversa. Alcuni mesi più tardi, si parlò di lui e di suo cugino in quel di  Londra. Egli ne fu ben lieto. Vinse anche un primo premio, e fu ancor più lieto. È forse per questo che se ne andò a far festa, una sorta di Mardi Gras, in Alto Adige.
    Avendo fame per via che la sua giovane età lo imponeva, si mise a fare arte, ma arte del cibo. Mangio, diceva, questo è ciò che mi è utile per la mia vita. E poi mi piace anche fare un giro per i vari paesi. Ora qui, in Provenza, per un festival del libro, anzi, un Festival du Livre. Ora là, verso l’isola d’Elba, per qualche altro festival. Ci fu pure il tempo per fare un altro libro. Un intero libro in piena regola, con qualche enigma e qualche norma di tipo ludico.
    Ma di sicuro la cosa che gli piace di più è muoversi per i vari paesi. Per questo andò anche in Brasile, per un tour di Rio de Janeiro, è così che lo chiamò. Lì c’erano suo cugino di Lutezia e persino un cugino di Rio. Fu festa grande.  E poi via per un altro giro negli USA, questa volta a New York, dove parlò di ciò che gli piace fare nel tempo libero. Pochi mesi fa, a Napoli, parlò a lungo di un suo caro zio, che era il padre di suo cugino, e di come era abile a usare regole nuove che stupivano ogni persona di buon gusto.  Una volta a questo zio gli sparì  una vocale, ma anziché un problema, fu uno svago per chi lo seguiva.
    Ora compie un quarto di cento. Un bel po’ di tempo. Ma è pur giovane, cinque lustri è un’età in cui si fa il pieno di forza e di potenza in un sol minuto. E poi via, più veloci del vento!  Ogni volta c’è da scovare la forma di una nuova regola. Prima una, poi una seconda, una terza. È come un fiume senza fine, con nuovi metodi che la nostra lingua ci porge senza un ordine preciso, quasi a caso. Le parole e le frasi si creano quasi da sole, senza però i metodi o le norme già usate prima; si parte ogni volta da capo. È per questo che il tempo sembra che freni, si può dire che si rimane senz’età. La cosa che conta di più è: evita di usare ciò che hai già usato una volta. Se segui quest’idea, di sicuro vedrai che il tempo si ferma anche per te.


Nota sulla regola

Oltre alla regola di usare 825 parole per il testo (titolo compreso), in nessuna delle parole viene mai ripetuta la stessa lettera: si tratta, cioè, di un testo a base eteroletterale.