SLITTAMENTO PROVERBIALE
Biblioteca Oplepiana N. 21
(2001)

«Lo slittamento proverbiale» dice Ermanno Cavazzoni «è il modo più rettilineo, economico e meccanizzabile di produrre, da un romanzo noto e in via di usura o da un romanzo ignoto e ormai senza speranza, un secondo romanzo modernissimo, mai prima udito e passibile di fama inaspettata».
Basterà cercare, per ogni sostantivo, aggettivo, verbo e avverbio di un romanzo dato, un proverbio (attestato in un repertorio a stampa) che inizi con quella stessa parola, senza tener conto di altre forme verbali che eventualmente precedano.
Il sostantivo, l'aggettivo o il verbo che compaiono in fine di ogni proverbio, disposti nell'ordine di successione prescritto dall'originale di partenza ("Romanzo Naturale": RN0) e integrati liberamente dalle forme verbali mancanti per rendere sintattica la frase, realizzeranno il testo del nuovo romanzo ("Romanzo Proverbiale": RP1).
È così che lo "slittamento proverbiale", applicato a I promessi sposi Manzoniani, ha consentito a Ermanno Cavazzoni di produrre, per ora le prime pagine, del nuovo romanzo Morti fortunati («Biblioteca Oplepiana», n. 21). Qui di séguito se ne riportano i rispettivi incipit:

 

RN0, I promessi sposi: Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un'ampia costiera dall'altra parte, e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l'Adda ricomincia [...]

 

RP1, Morti fortunati: Due scrittori in riva al mare, giocavano con la sabbia e il secchiello. C’era seduto un terzo scrittore, nei pressi, che scavava con una paletta, e, come assorto, un quarto stava nell'acqua immerso fino ai ginocchi, contemplando le increspature del mare. Tra la sabbia un quinto scrittore succhiava un gelato. «Ora di scrivere!» gridava a quel punto l'assistente sociale che andava suonando una campanella. Al che gli scrittori si alzavano allegri e festosi. Alcuni che erano in mare con il salvagente tornavano a riva, e così pure chi tra gli scogli guardava le alghe [...]

 

Ermanno Cavazzoni

Il prospetto che segue evidenzia il procedimento utilizzato riportando, nella colonna in neretto a sinistra, l'originale manzoniano e, nella colonna di destra, ancora in neretto, l'inizio del nuovo "romanzo proverbiale"; in esso sono altresì evidenti i proverbi cui Cavazzoni ha fatto inizialmente ricorso¹.

I PROMESSI a due consorti, non s'illudan, sono già morti.

SPOSI bagnati, sposi fortunati.

QUEL che mangia un solo bue, più non basta se son due.

RAMO secco senza allori, spetta spesso agli scrittori.

IN

Al LAGO s'arriva passando la riva.

DI.

Ciò che a COMO scompare, dopo un mese è nel mare.

Ciò che a COMO scompare, dopo un mese è nel mare.

, CHE.

Chi VOLGE il capo al compare del tavolo, finirà inviso a color che giocavano.

A

A MEZZOGIORNO il can che ha la rabbia, lo si vedrà morsicare la sabbia.

, TRA

Se DUE fori hai nel tinello, usa il secchio ed il secchiello.

CATENE alla donna che sospira di sera, non è l’uso d’oggi ma è l’uso che era.

NON è modo da avveduto aver fretta e star seduto.

Se INTERROTTE son le notti e dormire non c’è verso, per due dì bevi vin cotto,

dormirai nel giorno terzo.

DI

MONTI in furia o dorma quieto, sarà sempre un mentitore ogni razza di scrittore.

[...]

¹Ai proverbi indicati devono aggiungersi gli altri utili per la trasformazione del brano riportato (i vocaboli in neretto sono quelli oggetto dello "slittamento"):

Tutto taccia, tutto cessi se 'l bugliolo sta nei pressi.
Seni freschi, fianchi belli: chi sposa la sognava, la fossa si scavava.
I golfi del mare, se non hai fretta, li puoi scavare con una paletta.
A seconda del vino bevuto a conforto, se ne sta il poeta più o meno assorto.
Sporgere il ceffo, protender lo sguardo, la tua statura cresce di un quarto.
Di rientrare consigliava chi bagnato in barca stava.
Vien la neve, vien la ghiaccia, dormi pure ch'è tutt'acqua.
Quasi tutto il grano è perso, quando il campo resta immerso.
Un tratto di strada seduto a capocchi, perdi la braga, pieghi i ginocchi.
Chi ristringersi sa solo nelle braci dell'affanno, passa il tempo tutto solo, sol se stesso contemplando.
Chi prender vuol l'ago, né sa far cuciture, si punge le dita e farà increspature.
Chi córso ha la vita immerso a sognare, è come il pesce mai uscito dal mare.
La figura par che durata non abbia, se disegnata è sopra la sabbia.
Un fiume molto tinto tracima il giorno quinto.
Promontorio di Venere e ferita d'amore, dà il fiato alla tromba di ogni scrittore.
Chi con la destra il culo nettava, la man merdace prima o poi si succhiava.
Ampia il campo seminato ogni fico ch'è gelato.
Costiera di mare o riva di fiume, non sai quel che era, non sai quel ch'è ora.
Altra via per rivivere è mettersi a scrivere.
Chi parte e si ferma, chi grida e arretrava, invano partiva, invano gridava.
Un ponte ch'è fatto a forma d'anel, sta in piedi per sempre né cade per quel.
Ivi resti dove è giunto, quei che forza non ha punto.
Chi si congiunge all'altrui moglie sovente, troverà la propria con pari assistente.
Due volte non può durare l'armistizio sociale.
Sulle rive della Drava nessun'anima ci andava.
Par che i morti sorgan quando, scende un angelo suonando.
Renda l'aria lieta e bella un'allegra campanella.
Ancor hanno ai primi albori molti sogni gli scrittori.
Più paura dimostravano, più fantasmi s'alzavano.
Sensibile il cuore degli uomini negri, che fan sempre festa, che son sempre allegri.
Occhio storto, denti rósi, sono i visi più festosi.
Di questa vita più non godevano, tutti i morti sottoterra che c'erano.
Se la trasformazione ogni cosa fa tornare, per l'evaporazione anche l'acqua torna al mare.
Quando i segni d'aiuto non servono a niente, fidati solo di un salvagente.
Punto stracchi si mostravano, quei che a casa per primi tornavano.
Lago d'argento, luna furtiva, è già poeta chi sta sulla riva.
Cessa il vento, i remi togli, va la barca sugli scogli.
L'Adda in fiume ritrovava, chi da Como lo guardava.
Ricomincia con le purghe chi si nutre con le alghe.
[...]

MORTI

FORTUNATI

DUE

SCRITTORI
DEL

RIVA
AL

MARE
MARE

 

VOLGE
CON LA

SABBIA

E IL

SECCHIELLO

C'ERA

SEDUTO

 

UN TERZO

SCRITTORE

[...]