N° 3
I Quaderni dell'Oplepo
Edizioni OPLEPO, Napoli, 2015

Questo piccolo volume nasce da questa domanda: i poeti che hanno preceduto L'infinito di Leopardi, come l'avrebbero scritto se avessero avuto l'idea di comporlo? Come avrebbero trattato l'affascinante tema dell'infinito trattato da Leopardi, in tempi diversi e con modi e sensibilità differenti, i nostri poeti del passato e dei tempi più recenti? Quale sarebbe stata, per ognuno di loro, la percezione di questo misterioso termine?
Scrivere ricalcando, imitando, ispirandosi o addirittura copiando, in modo dichiarato, precedenti autori non è una novità: dalla satira, alla parodia, ai centoni, che saccheggiano e rielaborano gli autori, questa strada è stata variamente percorsa. Nel caso dell'esercizio di Morraglia la “costrizione” è unica: scrivere sempre la stessa poesia, ma adattandola ai vari poeti, immaginando quali contenuti ognuno avrebbe riversato nel proprio “personale infinito”.

 

 

Alcuni esempi:

 

Dante Alighieri

L'infinito


    Prendendo la campagna lento lento (1)
mossi il mio piè ad un poggio: ivi salito
vidi ténere fronde sanza vento,
che al mio sguardo vietavan l'infinito.

    Esso al di là di quelle si giacea
non sostenuto da sostanza alcuna
e la sua voce udir quieto facea
qual refe che vien fuor d'angusta cruna.

    Io la sentia nell'animo che acceso
custodiva gioioso il dono etterno
che nel ciel de' beati io aveva inteso,

    un disegno che è d'amor superno
e perfezione esprime pur silente:
ciò ch'è negato agli occhi il cuore sente.


(1) Purgatorio, Canto XXVIII, v. 5.

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Giuseppe Ungaretti

L'infinito lavoro del poeta


    Si posano le parole sul foglio
adagio,
figlie timorose
del batticuore che le ha generate.

    Altre le accompagnano
parvenze insicure
del sogno di esprimere.

    Grigio un tratto obliquo
abbatte
l'anelito ad esistere
di lettere e nomi
incapaci di dire.

    La pagina non accoglie
l'emozione che si offre:
i pensieri
sgualciscono le bozze

    Perché crei, mente, corrompendo? (1)
 
    Il libro giace nell'ombra
di un pomeriggio opaco
 Bisognerà ritentare
già albeggia la notte.


(1) Da Sentimento del tempo, “Inni”: “Fantasia” v. 5.

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Su il Mattino del 5 giugno 2015 è uscita
una breve recensione all'esercizio di Morraglia: